Avete mai provato a dire qualcosa ad un bambino che piange? Qualsiasi cosa.
Già, non via ascolterà, anzi, griderà più forte.
La Roma è un enorme bambino che piange, batte i piedi, si dispera.
E non capisce che no, nessuno massacrerà Borriello per aver sbagliato il rigore, ma verrà invece massacrato perchè ogni volta che c'è un rigore per la Roma, vuole batterlo lui. Le sceneggiate napoletane, all'ombra del colosseo, ci fanno schifo.
E non capisce che no, nessuno sarà felice per la gomitata rifilata da De Rossi al cattivone ucraino, perchè le checche isteriche, all'ombra del colosseo, ci fanno schifo.
E non capisce che no, nessuno si aspettava (forse con un po' di culo, tipo l'Inter l'anno scorso…vabbè) di vincere la scempions lì, ma almeno di vedere combattere i giocatori fino alla fine, evitando di prendere 6 gol 6 dallo sciactar che detta così fa davvero ridere, qui, all'ombra del colosseo.
Abbiamo abbondantemente capito che la Roma non è più una squadra, ma una manciata di giocatori buttati in campo come i dadi. Nessun problema, se non fosse per la maglia che indossano.
Io non posso ancora credere che le uniche soddisfazioni della stagione saranno i derby vinti.
E mi dovrò mettere in ginocchio sui ceci per aver detto all'animadelimortaccitui della piccola fiammiferaia de usci' dal corpo di Ranieri. Perchè l'animadelimortaccitui della piccola fiammiferaia era nel corpo della Roma! Perchè er minestraro diceva che puntavamo all'europa league quest'anno e io mi torcevo dalla rabbia perchè la squadra era pari pari a quella dello scorso anno, quella che a due giornate dalla fine aveva lo scudetto in tasca ed era in finale di coppa italia. Ah no, c'era un Borriello in più che segnava pure sdraiato per terra.
E vedevi le altre che non correvano, con l'obiettivo sempre a portata di mano. Pensavi al diesel, alla partenza lenta, all'intorpidimento da stress. Le pensavi tutti, tranne de ave' 'na squadra co' giocatori senza dignità.
Perchè per te la dignità arriva nel momento stesso in cui indossi quella maglia. Io stesso, più volte, nei colloqui di lavoro, l'ho indossata sotto camicia, giacca e cravatta.
Non so più che dire. Sono rimasto senza parole. E questo enorme bambino che piange ha rotto il cazzo.
Ah Van Gaaal!
T'è piaciuto er catenaccio?
Da qualche tempo, a Roma le giornate si dividono a metà. La mattina fa freddo, il pomeriggio fa caldo. La mattina c'è il sole, il pomeriggio diluvia. I primi 45 minuti facciamo cagare, i secondi 45 minuti siamo i più forti del Creato.
Avevo intenzione di chiedere un passaggio sulla Falanghina di Qss per andare allo stadio.
La Roma deve fare 4 punti in due partite. Da una parte avvisiamo i sempre simpatici tedeschi che non troveranno la stessa squadra dell'andata. Dall'altra, i sempre simpatici tedeschi, ci avvisano che non regaleranno niente e che Totti non è mai decisivo.
Inizia la partita e la Roma appare decisamente nervosetta. Però non parte a schifo.
Quando Cassetti si perde Gomez e questo in scivolata infila il pallone all'angolino. Beh vaffanculo.
Quando Menè sbaglia il passaggio al limite dell'area di rigore e tale Muller passa la palla al tale di prima che fa il due a zero. Beh vaffanculo zwei.
A questo punto inizia la mia personalissima smania di andare via dallo stadio. E' come quando litigo con qualcuno. Mi piace sbattere la porta e andarmene mentre mi gridano dietro.
Secondo tempo.
Menè parte dalla nostra area di rigore, supera il centrocampo, supera un avversario, ne supera un altro, crossa al centro dove indovinate un po' chi c'è? Boriello che stoppa, viene spintonato dall'avversario, cade a terra che sembra addormito e invece ritrova la palla e calcia con il destro. Gol. Palla al centro.
continua…
29/11/2010
Continua oggi, in concomitanza con il naufragio di Palermo. E lo faccio continuare con il breve racconto degli altri due gol.
Vucini che aveva fatto fino a quel momento più cazzate che altro, passa la palla in profondità a Riise che crossa al centro. Stavolta non ci arriva Boriello ma ci arriva De Rossi.
2 a 2. I 4 punti per passare agli ottavi sono più vicini.
E arriva il capolavoro.
Totti lancia Boriello che anticipa l'uscita del portiere e viene steso.
Rigore.
Tira Francesco (quello che non è mai decisivo).
Gol. Col brivido.
E la Roma va.
Con i relativi commenti dei giornalai "ma il BM era già qualificato…." Ambè, alla fine del primo tempo non mi sembrava così remissivo.
E veniamo ad oggi.
Con la sconfitta di ieri, ovviamente.
Qual è il discorso giusto da fare? La Roma ha speso troppe energie martedì? I giocatori erano stanchi, demotivati?
Ma vabbè di cosa stiamo parlando? I giocatori dell'Inter possono essere sazi, eppure ne fanno 5 al Parma. I giocatori della Roma di cosa si stavano beando ieri sera?
Di aver battuto i vice campioni d'Europa dopo aver battuto in campionato i Campioni d'Europa?
E queste cosa sono, vittorie da almanacco o ricordi da tifosi delusi?
La Roma aveva l'occasione d'oro di andare al terzo posto grazie alla sconfitta del Napoli e ai pareggi di giuve, lazie e milan.
Invece il pequeno fa la vaccata e la Roma si sbrodola.
Adesso si va a Verona, vietata inspiegabilmente ai non possessori della tessera del tifoso. Per quale motivo?
20000 persone di qualche mese fa, senza un incidente nè fuori nè dentro allo stadio, non era un motivo più che sufficiente per non vietare questa trasferta?
Allora non c'è più la logica delle partite "a rischio". Questa è una vera e propria limitazione della libertà personale.
Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare.
Riise da combattimento in fiamme al centro della difesa di Orione.
E ho visto i raggi B del Capitano balenare nel buio vicino alla porta di Almunia.
E tutti quei rigori andranno perduti nel tempo, come le lacrime di ieri sera.
E’ tempo di morire.
GAME OVER.
Speravo di vedere una partita così, ma ci credevo poco.
Dopo aver saputo di Mexes con la febbre e Diamoutene titolare al centro della difesa, mi ero quasi rassegnato.
E quando ho visto Juan calciare la palla lontano e uscire dal campo, ho pensato "è finita".
Invece Juan rientra, segna e pareggia il conto.
Interviene in scivolata su tutti, sempre sul pallone, sempre perfetto.
Poi si arrende.
Un brivido lungo la schiena, ma Loria non entra. Entra Baptista e Riise va a fare il centrale difensivo.
Per 45 minuti ho pensato che quelli dell’Arsenal avessero solo la testa. Tiri con i piedi non li facevano.
Manca un manciata di secondi alla fine del primo tempo quando uno straordinario Motta si invola in area e viene messo giù, proprio sotto i miei occhi.
Se scrive Mejuto e se pronuncia Tesputo. Per l’arbitro non è successo niente.
Peserà quel rigore non concesso, più del dovuto.
La Roma ricomincia. In campo ci sono 11 leoni, ma non 22 gambe. Eppure corrono, lottano.
Taddei, con quella corsa un po’ così e quella faccia un po’ così, pressa e ringhia; Pizarro fa un po’ di gira che ti rigira amore bello, ma incassa i duri colpi degli inglesi meglio di Cantatore; Brighi è sempre MATTEO MATTEO MATTEO; Tonetto raddoppia e rilancia; Diamoutene è un GIGANTE; Riise infinito; Motta incredibile; Baptista ha sulla coscienza quel gol mancato solo davanti alla porta e qualche liscio di troppo, ma il suo rigore ha sfondato la porta; il Capitano, l’immenso Capitano che per 120 minuti riparte, tira, corre, illumina, poi piange, come solo i grandi uomini possono fare davanti alle ingiustizie; Vucinic sfortunato e svogliato, i rigori non si battono in quel modo.
Doni.
Dopo 120 minuti, gli inevitabili rigori.
Su queste pagine avevamo da poco tempo commentato l’incredibile capacità del nostro portiere di buttarsi dalla parte opposta della palla.
Iniziano i rigori e…Doni lo para.
E stava per pararne un altro.
E poi, quando è arrivato sul dischetto il mancino, si è buttato alla sua sinistra, credendo nel tiro incrociato.
Eppure nessuno dei due mancini che sono andati sul dischetto ha tirato alla sinistra del portiere.
Quindi Doni ha studiato, ha creduto nelle statistiche e ha sbagliato, ma grande onore a lui, comunque mai seriamente impegnato durante la partita.
Ieri, mentre andavo allo stadio, ho sentito alla radio un tifoso che diceva più o meno così: "A volte le magliette dei giocatori della Roma, quando corrono, non si gonfiano di dietro, si gonfiano davanti, perchè c’è tutta la curva Sud che soffia e li sospinge." Mi è piaciuto e ha rispecchiato il clima che si respirava lì dentro.
La Roma che volevamo, l’abbiamo vista.
E’ stata lì con noi fino alla mezzanotte.
Poi, dopo i dodici rintocchi dell’orologio, è dovuta fuggire via, senza nemmeno darci un bacio.
E noi lì, a rivedere mentalmente le immagini di questa magia che si è materializzata sul prato verde dell’Olimpico, tra cerotti, febbre e tutori, 11 lupi affamati e incazzati, per questa stagione un po’ così, per questa vita un po’ così, per una notte da campioni.
Grazie Roma.
Finalmente è tornata…la luce.
Domani mattina la sveglia suonerà alle 5, incurante di questa delusione.
Perchè la sveglia è daa lazio.
La partita non mi è piaciuta. La Roma non mi è piaciuta.
Nel primo tempo, rigore a parte, Doni ha salvato il risultato.
Nel secondo tempo non si è fatto niente per recuperare lo 0-2 dell’andata.
A mezz’ora dalla fine Cicinho e Giuly stavano ancora tra i banchetti del coro dell’Antoniano.
Er capoccione se accontentava del pareggio.
Esposito è entrato sull’1 a 0 a 10 minuti dalla fine.
E Cronaldo (prima o poi Pizarro lo dovrai incontra’, coniglio!) e Rooney stavano in panchina. In campo c’erano le riserve. Certo, le loro riserve sono costate quanto i nostri acquisti degli ultimi 5 anni.
Vabbè fratè buonanotte
Era un caldo pomeriggio di fine aprile, la folla allo stadio rumoreggiava impaziente, le televisioni erano tutte sintonizzate sullo stesso canale, la città silenziosa aspettava con ansia il risultato di quella partita. C’erano due gol da recuperare, c’erano due gol che dividevano la Roma da una storica finale di Coppa Campioni, c’erano due gol che solo lui, il Bomber, poteva segnare con la naturalezza di chi è abituato a certe prodezze. Quel pomeriggio Roberto Pruzzo lo stadio Olimpico se lo ricorda bene: "Fu subito un’emozione incredibile entrare in campo e vedere l’entusiasmo di tutti quei tifosi che ci chiedevano solo di conquistare la finale. Era un’atmosfera surreale e solo chi l’ha vissuta direttamente può capire. Ricordo che il pubblico ci incoraggiò dall’inizio alla fine della nostra grande impresa". E, in effetti, gli ottantamila dell’Olimpico risposero alla grande, specie dopo le dichiarazioni del tecnico scozzese McLean che li immaginava lontani e silenziosi. Evidentemente non conosceva proprio le armi della squadra di Liedholm. "Se c’è una cosa che da sempre aiuta la Roma, quella è il tifo. Noi consideravamo il pubblico il dodicesimo uomo in campo, sempre pronto a darci una mano nei momenti più delicati. Ancora oggi molte squadre lo invidiano perché riesce a far dare sempre il massimo a chi è in campo". Il Bomber si emoziona ancora quando pensa a quel pomeriggio di aprile, che avrebbe consegnato alla storia un momento indimenticabile per un’intera città. Nella partita di andata a Dundee qualcosa non aveva funzionato a dovere e quella era l’unica occasione di riscatto per dare un senso ad una stagione che vedeva la Roma ormai lontana dalla lotta scudetto. "Per me, oltretutto, c’erano delle motivazioni particolari. All’andata avevo giocato male come tutta la squadra e le critiche della stampa nei miei confronti erano state feroci. Quando si andava a giocare in Inghilterra era difficile per gli attaccanti mettersi in mostra, anche perché loro giocavano con lanci lunghi a scavalcare il centrocampo. Le indicazioni di Liedholm per la partita dell’Olimpico erano state precise: aggredire gli avversari con saggezza, sviluppare il nostro gioco d’attacco e impedire loro di metterci in difficoltà con i lanci". A giudicare dall’andamento dell’incontro i consigli del Barone erano stati seguiti alla lettera, ma i due gol dell’andata pesavano come macigni, e anche un solo errore poteva definitivamente compromettere l’appuntamento con la finale. Tutti a Roma, comunque, erano convinti di farcela, dai giocatori ai tifosi, da Liedholm alla stampa. "Il tecnico ci disse di giocare alla nostra maniera, ché i gol sarebbero venuti da soli. La nostra paura era quella di subire una rete che ci avrebbe impedito la rimonta. Per il resto eravamo tranquilli, consapevoli della nostra forza e soprattutto di essere superiori al Dundee. A mente fredda dico che eravamo troppo più forti degli scozzesi e che se avessimo rigiocato quella partita per dieci volte, anche su un campo neutro, non avremmo mai perso". Certo recuperare due gol non è mai facile, ma quella Roma era capace di tutto e a quei tempi lo stadio Olimpico era conosciuto per la famosa "legge del tre". Ne sapevano qualcosa i tedeschi dello Zeiss di Jena e della Dinamo di Berlino, gli inglesi dell’Ipswich e gli svedesi del Goteborg, tutti sconfitti con l’identico punteggio: 3 a 0, appunto. Quel 25 aprile le condizioni c’erano tutte e anche il sole era sceso in campo per aiutare la squadra di Liedholm. "Era un pomeriggio caldissimo che sicuramente ci avvantaggiava, ma io non amavo giocare col caldo, mi dava fastidio, non riuscivo ad esprimermi al meglio". A sentire queste parole quasi non ci si crede. L’eroe, quel caldo pomeriggio di festa, era stato proprio lui, Roberto Pruzzo detto Bomber, e per l’occasione addirittura killer. Da solo, infatti, era riuscito a liquidare gli scozzesi e a regalare alla Roma una delle pagine più belle e più sfortunate della sua storia. Che sarebbe stato un giorno speciale se ne accorsero subito tutti. L’urlo dell’Olimpico strozzato in gola per il gol annullato a Conti era solo il preludio per il successivo gol di Pruzzo. "Il primo è stato forse il più importante. È stato bravo Bruno a battere velocemente un calcio d’angolo, io sono andato incontro alla palla e ho anticipato i difensori". Ma il vero capolavoro della partita fu il secondo gol di Pruzzo, specialmente se si ricorda che la retroguardia del Dundee era anche quella titolare della nazionale scozzese. "Il secondo gol è stato certamente uno dei più difficili della mia carriera. Ero marcato da due difensori, quando mi arrivò una palla spizzata di testa da Maldera che riuscii a stoppare di petto e a girare al volo, centrando l’angolino lontano. Quel gol ci fece capire che saremmo arrivati in finale". Anche nella terza, decisiva rete, firmata su rigore dall’indimenticabile Agostino Di Bartolomei, ci fu lo zampino del Bomber, abile a procurarsi il rigore. Ma l’emozione più grande Pruzzo la provò al momento di uscire dal campo: "Mancava circa un quarto d’ora alla fine della gara, avevo i crampi e non riuscivo più a giocare. Sentire l’applauso della gente e non poterlo ripagare rimanendo in campo fu tremendo. Ricordo che fu una sofferenza incredibile assistere dalla panchina senza poter fare nulla per aiutare i miei compagni". D’altronde quella era la Roma dei campioni, dei Falcao, dei Conti, dei Tancredi, senza dimenticare tutti gli altri, ma era anche la Roma del collettivo. Un collettivo che Liedholm aveva saputo amalgamare a dovere, dove l’amicizia era più forte di tutto il resto e dove l’allegria e la voglia di divertirsi fornivano gli stimoli necessari per essere grandi. "Prima che compagni di squadra eravamo amici" ricorda Pruzzo. Questo era il vero segreto di quella squadra definita da molti "italobrasiliana" per le sue caratteristiche di gioco: possesso di palla, tecnica sopraffina, fantasia e possibilità di segnare con qualsiasi giocatore. Quella era la Roma che faceva sognare, alla quale la sorte ha voluto negare la realizzazione di un sogno. "Non ho avuto nessun rimpianto per la finale. Giocammo quella partita con tutte le nostre forze, ce la mettemmo tutta dando il massimo, alla fine non ci riuscimmo, ma non avevamo nulla da rimproverarci". Oggi Roberto Pruzzo, dopo essere stato il capo degli osservatori della Roma, ha deciso di provare la carriera di allenatore, portando il Viareggio a disputare un ottimo campionato di C2 e a salvarsi. Poi il divorzio, dettato da differenti piani per il futuro. "La società voleva valorizzare determinati giocatori, io avevo altri progetti, ma ci siamo lasciati in ottimi rapporti". Osservatore o allenatore, per noi Roberto Pruzzo resterà per sempre il Bomber, centravanti sornione e un po’ indolente, capace di infiammare i tifosi con una sola giocata e capace quel caldo mercoledì di aprile di regalare a tutti un pomeriggio indimenticabile.
Dal sito asromaultras
Quando ho visto l’affresco del Senatus, mi sono scelto il ruolo di Catilina (grazie Lupo).
Guardatelo, sulla destra, il capo chino, ma non troppo; una parte illuminata, l’altra oscura; immerso nei suoi pensieri, mentre tutto intorno…
Sono io, decisamente.
Alla notizia del sorteggio, di nuovo contro l’Albione maledetta, di nuovo la prima in casa, mi sono dovuto sedere.
E con il capo chino, ma non troppo, cercavo di rendermi conto, di capire la natura della sensazione che stavo provando.
Io, come molti altri fratelli giallorossi, sono rimasto lì, su quegli spalti, incapace di credere all’assurdità di una partita senza logica.
Con quelle facce sorridenti al sorteggio…che sorridevano anche oggi.
Per un banale calcolo di probabilità e per il meno banale calcolo della sfiga, era scontato incontrare un’inglese, era matematico (per via della congiunzione astrale) ritrovare il Manchester.
All’università, una volta arrivato all’ultimo esame, quando avevo capito che ormai era fatta, ho avuto spesso la voglia di mollare tutto. Il traguardo, per quanto sia invitante e desiderato, a volte più di ogni altra cosa, è un baratro ignoto e pericoloso.
Da una parte hai gli amici, le cazzate, gli esami in cui dai le pacche ai professori, le lezioni, il caffè e la sigaretta nel parchetto o sulle scale di Giurisprudenza (ma meglio quelle di Mineralogia perchè ci batte sempre il sole).
Dall’altra non hai niente, non sai niente, non vedi niente.
E poi….
La proclamazione, il cuore a mille, la soddisfazione di dire "sì ce l’ho fatta, l’animadelimortaccivostri", ti accoglie nel baratro e già lo vedi un pò meno profondo.
Anzi…a guardare bene riesci a distinguere un fiumiciattolo.
Se ti sforzi, puoi apprezzare la spiaggetta che lo costeggia, con qualche masso ben rialzato, pronto ad accogliere chi ha la voglia di godersi lo spettacolo.
CALDERON: "IL REAL ARRIVERA’ IN FINALE"
LA ROMA RISCHIA DI PIU’ IN CHAMPIONS
CANNAVARO: "ROMA, IL TURNO LO PASSIAMO NOI!"
SCHUSTER:"BASTA L’1 A 0 PER QUALIFICARCI"
BERLUSCONI: "SOGNO DI INCONTRARE IL REAL A MOSCA"
ALDO AGROPPI: "CHI PASSA IL TURNO? IL MILAN SI’, L’INTER FORSE, LA ROMA NO"
LE PAGELLE
Doni: 7 Viene impegnato praticamente solo da baptista, che è il più pericoloso del real, una volta nel primo tempo, andando a mettere in angolo un tiro deviato e poi nel secondo, andando a togliere dal sette una sveja della bestia.. per il resto è sempre impeccabile nelle uscite alte e dà una grandissima sicurezza a tutta la difesa romanista
Cicinho: 7 si fa notare meno del solito in avanti anche perchè la Roma preferisce attaccare quasi sempre dalla parte di tonetto,ma è dietro che fa una grande prestazione, imbavagliando (in coppia con taddei..) robinho e tutti quelli che passano dalle sue parti..è concentrato e reattivo per tutti i 90 minuti e non sbagliando praticamente niente dà ragione in pieno alla scelta del capoccione di metterlo dentro al posto di panucci…
Mexes: 7.5 è semplicemente mostruoso.. ferma con interventi perfetti tutti gli attacchi madridisti ed in particolare, nell’unica occasione in cui uno del real si presenta davanti a doni (il solito baptista..), riesce a fargli perdere tempo e coordinazione senza commettere fallo e senza nemmeno procurare il calcio d’angolo.. interrompe con perfetta scelta di tempo tutti gli attacchi del real e riesce anche a non farsi ammonire dal severo arbitro greco…
Juan: 7 rientra in squadra dopo la botta dell’andata e dopo che negli ultimi due mesi aveva giocato appunto, solo all’andata.. per cui non può essere fisicamente al 100%, ma con la sua enorme intelligenza calcistica,si "appoggia" a mexes lasciandogli il lavoro sporco e sceglie sempre la soluzione più intelligente per fermare gli attaccanti del real, contribuendo a rendere praticamente inoffensivo il real madrid,che non è il tor de’ cenci.. rientro fondamentale…
Tonetto: 7.5 torna il tonetto carlos dell’anno scorso.. fa su e già sulla fascia come uno stantuffo e mette in crisi il lato destro della difesa del real,che per sua fortuna è orfano de sergio ramos.. mette in mezzo una serie di palloni invitanti per gli attaccanti, tra i quali il magnifico cross per taddei che porta in vantaggio la Roma.. ci voleva proprio il suo ritorno in questo momento…
De Rossi: 7.5 gioca da difensore aggiunto e fa ammattire centrocampisti e attaccanti del real che gli sbattono addosso impotenti..è un vero e proprio muro ed è anche quello che fa ripartire le azioni della Roma sbagliando raramente gli appoggi per i compagni, sontuoso…
Aquilani: 8 i giocatori del real e tutti i tifosi all’andata si erano accorti della forza "spaventosa" di de rossi, stavolta però si accorgono che vicino a de rossi gioca un altro giovanotto che,con altre caratteristiche, è altrettanto "spaventoso".. nel primo tempo infatti dà un’autentica lezione di calcio ai vari gago, diarra e guti, riducendoli a 3 ledesma, mutarelli e mudingay qualsiasi.. tira una "bomba" praticamente dal prado prendendo la traversa e sulla ribattuta, dopo l’appoggio di mancini, costringe casillas ad una grande parata togliendogli un (gran) gol sicuro..nel secondo tempo cala un pochettino, ma continua a gestire con intelligenza tutti i palloni che passano dalle sue parti e sbagliando poco o nulla…finalmente una grandissima prova di maturità per lui e se il suo fisico regge nel finale di stagione sarà di sicuro il valore aggiunto per la Roma…
Taddei: 8 "il giocatore perfetto", come più di una volta lo ha ribattezzato il capoccione, dopo un periodo nero di forma torna ai suoi livelli e al bernabeu sfodera una prestazione grandiosa risultando decisivo;in fase difensiva è praticamente perfetto, visto che quasi sempre si abbassa praticamente sulla linea di cicinho e con lui va a raddoppiare costantemente su robinho annullandolo e costringendolo a girare al largo,"sporca" una marea di palloni che potrebbero diventare pericolosi e ne recupera altrettanti rilanciando diversi contropiedi velocissimi per la Roma;come ciliegina sulla torta, si fa trovare prontissimo al centro dell’area grazie ad un movimento rapidissimo e grazie alla sua enorme intelligenza calcistica che gli permette di leggere prima degli altri la direzione del cross di tonetto e con un perfetto colpo di testa alla pruzzo, porta in vantaggio la Roma, spostando la percentuale di qualificazione dalla parte giallorossa, per un buon 70%.. risulta ancora una volta determinante in una grande occasione e per nostra fortuna anche lui sembra tornato il giocatore perfetto del quale spalletti non può proprio fare a meno…
Perrotta: 7 non è ancora il perrotta delle scorse stagioni, ma comunque anche lui non si fa trovare impreparato in un’occasione così importante e con i suoi movimenti continui e rapidissimi mette comunque in grossa difficoltà i difensori del real che non riescono a prendergli le misure..oltretutto si sacrifica in copertura come ai tempi belli e contribuisce a "sporcare" sul nascere la costruzione di gioco del real,impedendo alla squadra spagnola di costruire azioni pericolose degne di
nota.. non è precisissimo in alcune ripartenze della Roma e cala nel secondo tempo, spingendo il capoccione a sostituirlo con pizarro una volta andati in vantaggio..nel complesso è comunque più che positivo e contribuisce anche lui con pieno merito alla realizzazione di questa grande impresa…
Mancini: 6 dopo la botta presa all’andata ha giocato solo sabato contro il parma facendo vedere di non essere ancora al meglio,anche in questa occasione non fa vedere le cose buone che aveva fatto vedere in questo avvio di 2008 e pur avendo il vantaggio innegabile di non dover fronteggiare un mostro come sergio ramos,non riesce quasi mai ad essere pericoloso risultando abbastanza evanescente.. nella ripresa tutti pensano che il primo a dover uscire è sicuramente lui ed infatti il capoccione non perde tempo e lo cambia con giuly..giù di tono..
Totti: 7 gioca da centravanti classico e si sacrifica in un lavoro immane giocando quasi sempre spalle alla porta e facendo da "fionda" per le ripartenze veloci dei suoi compagni..con il suo lavoro preziosissimo tiene impegnato praticamente da solo i due centrali del real e fa salire la squadra alla perfezione, tenendo il pallone come solo lui sa fare..insomma, anche se davanti non ha moltissime occasioni per brillare, risulta, alla fine, sempre e comunque decisivo…
Vucinic: 8 è lui che decide la partita, non ce so’ cazzi, entra in campo al posto di mancini e da quel momento in poi per il povero torres iniziano gli incubi…inizia a martellare la fascia destra del real come uno stantuffo in coppia con tonetto e riesce praticamente sempre a saltare torres e a creare la superiorità numerica.. non riescono a fermarlo in nessun modo e in un’occasione guti è addirittura costretto ad aggrapparsi ai suoi pantaloncini (alimentando la sua fama di "femminiello"… ),prende la traversa con un bellissimo tiro di controbalzo appena entrato, dà la palla a tonetto che fa il cross per il capoccione di taddei e alla fine, meritatamente, decide la partita con un gol di rapina e grande scaltrezza, approfittando anche della dormita di cannavaro e casillas.. in champions league è lui che ci ha portato fino a qui, speriamo che continui così…
Spalletti: 10 per me merita il voto più alto perchè per l’ennesima volta dà un’autentica lezione di calcio in un’occasione importantissima ad un allenatore sulla carta molto più quotato di lui…la incarta alla grande al presuntuoso schuster e con le sue mosse iniziali (cicinho e aquilani) sorprende, oltre a tutti noi, anche tutto il real madrid, che non conosce aquilani e che non si aspettava un cicinho a questi livelli..poi, verso la metà del secondo tempo, compie la scelta che decide la partita, ovvero far uscire mancini non per giuly, come tutti si aspettano, ma addirittura per vucinic che fino a ieri non stava attraversando un periodo brillantissimo…dimostra in quel modo di possedere, realmente, una grande mentalità vincente e fa vedere a tutta l’europa che in Italia non ci sono solo squadre che fanno il catenaccio e si affidano ai campioni e basta come le squadre di capello e mancini,ma che anche una squadra che ha un budget decine di volte inferiore a squadroni come real ecc. , si può giocare come in paradiso…l’ho scritto tempo fa e lo ribadisco: se siamo arrivati a questo punto, il 90% del merito è suo, senza se e senza mah… daje capoccione!