A CAPITA', UN CONSIGLIO: NUN RISPONNE AR TELEFONO.






FOTO DA CORRIERE DELLA SERA, ANSA e ASRULTRAS
Succede che in una domenica finalmente primaverile, la Roma decida di stampare per due volte la palla sul palo alla destra di Marchetti e poi sulla traversa sopra la testa di Lupatelli.
Sessanta secondi sessanta di gioia per il vantaggio del Chievo sull'Inter.
La Roma ci prova, tira da tutte le parti, Menè da destra, sinistra, centro non centra mai la porta.
Taddei, il giocatore più in forma della Roma, viene lasciato inspiegabilmente in panchina.
A destra sale ogni tanto Motta; a sinistra Riise tira alle stelle.
L'Inter si porta sul 3 a 1 e quando la Roma va sotto, esplode la festa di San Siro.
Meno di 20 minuti e succede quello che doveva succedere: il Capitano, quell'uomo che tutta Roma ama, quell'uomo che ha unito l'Olimpico "a difesa della maglia, a difesa delle fede", segna e pareggia.
Riise crossa, il cagliaritano prende la palla con la mano, il buon Bergonzi, dopo aver negato un rigore per fallo di mano nel primo tempo (simile a quello che hanno dato contro di noi per un fallo di Juan contro il Livorno, mi pare), concede il rigore.
Il Capitano va sul dischetto, tira alla sinistra di Lupatelli che indovina la direzione, ma non la prende.
Tutti muti a San Siro.
Totti, ancora una volta, vi ha insegnato cosa vuol dire giocare a calcio.
Se vogliono 'sto scudetto, hanno da aspetta' l'ultima giornata.
Dunque, questa è la considerazione che mi ronza in testa da ieri pomeriggio: la Roma ha recuperato 14 punti all'Inter.
L'Inter si è potuta concedere il suo periodo di appannamento, ma la Roma era ancora lì a recuperare e il vantaggio di 1 punto è stato raggiunto nel momento di massimo sforzo.
Fossero stati meno i punti da recuperare, si sarebbe potuto ampliare il vantaggio e chiudere il discorso.
Così non è stato.
Ma stiamo all'ultima giornata, con l'Inter dei milioni di Moratti a due punti dalla Roma dei prestiti gratuiti.
Una stagione straordinaria.
Con Mufrigno che predica banalità e viene elogiato per intelligenza. Ma le manette dove sono finite? Dunque, il campionato è pulito solo se lo vince l'Inter, altrimenti no. Cazzo, un'intelligenza spaventosa.
Dall'altra parte Ranieri, l'eterno secondo, quello che non vince e che quindi vale di meno.
Metteteli per un attimo a confronto.
Mettete a confronto le due squadre dall'inizio del campionato. Ah, ma all'inizio non c'era Ranieri.
Diciamolo chiaramente: il mister di San Saba ha fatto un miracolo.
E mentre Mufrigno era lì a dire che la classifica della Roma non rispecchiava le sue potenzialità (Inter-Roma, girone di andata) credendo di fare la battuta del secolo, Ranieri si guardava le partite in tv.
Ha preso una squadra che non raspava e non giocava.
Con due prestiti, qualche giovane e la colonna portante romana.
Ha pescato il terzo portiere e l'ha messo tra i pali.
Ha dato alla Roma un gioco meno spettacolare, ma più concreto.
Così concreto da costringere l'Inter a rimettere in frigo lo spumantino, dopo un'ora da campioni d'Italia.
Così concreto da scatenare le ire di Mufrigno, che sembra un bambino capriccioso, quello che, per capirci, porta il pallone al campetto e che se non si gioca come dice lui, toglie la palla a tutti e mette il muso.
Il Mufrigno, che non è capace di parlare senza offendere e infatti è in silenzio stampa.
Ranieri, che dopo ogni sconfitta, ogni vittoria, ogni pareggio, è lì davanti alle telecamere ad analizzare gli errori, con l'umiltà che solo i grandi uomini hanno.
Non finirò mai di dirlo: grazie mister Ranieri per questa splendida stagione.
Grazie per la sua romanità, per la sua intelligenza e per la sua tranquillità che hanno portato la Roma ad essere ancora protagonista.
DAJE ROMA!